Mantenere accesa la fiamma della coscienza collettiva

Di fronte all’età che avanza, alla necessità di sfrondare tanti aspetti considerati marginali, alla riduzione dell’influenza sulle vicende sociali e organizzative interne, è facile concludere: «Questo è il tempo per pensare a salvarsi l’anima!».

Una sorta di sublimazione di una fase della vita orientata al «ritiro dei remi in barca» o un ritorno alle cose che contano?

Il primo interrogativo sembra aprire la strada a una mossa che di per sé potrebbe sembrare saggia, ma non  è aperta allo Spirito, più precisamente, non in linea con quanto lo Spirito sta profondendo nella Chiesa e nelle menti di quanti hanno un riferimento a Dio.

Scrive il papa nella Lettera del 21 novembre 2024 che ha come tema l’importanza dello studio della storia della Chiesa: «Nessuno può conoscere chi è e che cosa intende essere senza nutrire il legame che lo connette con le generazioni che lo precedono. E questo vale non solo a livello di vicenda dei singoli, ma anche a quello più ampio di comunità»

Non sono discorsi per le giovani generazioni! Infatti chi può affermare di conoscere se stesso nella fase della  vita in cui si trova o chi ha chiaro in che cosa progredire considerato che la vita è una processo continuo?

Prosegue il papa:  «Studiare la storia e raccontarla aiuta a mantenere accesa la fiamma della coscienza collettiva. Altrimenti rimane solo la memoria personale dei fatti legati al proprio interesse o alle proprie emozioni, senza collegamento con la comunità umana ed ecclesiale nella quale ci troviamo a vivere».

E per il nostro Istituto che presenta già segni di compimento, che dire?

È realistico il fatto che i numeri possono divenire piccoli, ma questo non autorizza a presagire che sia giunto il tempo per ricordare all’ultima di spegnere la luce e chiudere la porta. La storia è la memoria che dimora nelle persone e ne alimenta il senso della vita.

Il tempo trascorso, le energie già spese, la tendenza attuale ad affidare ai social ogni tipo di racconto, pagando il prezzo di essere velocemente rimpiazzato da altri racconti magari di senso opposto, assottigliano i legami con il passato, con la storia. Se poi si incrocia chi vuole «voltare pagina» per iniziare da capo, questi legami si possono del tutto e definitivamente interrompere facendo un torto alla storia. La Chiesa non è solo quella raccontata  dall’apologia, come la storia di ogni comunità non è solo il racconto di quello che vorrebbe essere, come frequentemente registrano i documenti interni!

La fiamma della coscienza collettiva va mantenuta accesa, invita il papa, e non sono sufficienti i ricordi personali. La facilità ad intrattenerci con il racconto di aneddoti, magari collettivi, rischia di banalizzare il racconto stesso, anche se contiene valori.

Il papa, infine spiega che «…sta parlando di studio… non di letture superficiali, di “taglia e incolla”». Studio, come ricerca seria e rispettosa delle verità storiche, come lettura ermenuetica dei fatti che spinge a porsi domande, a cercare senso nella vita anche in questa fase, a non farsi anestetizzare dalla banalità, nella quale i social stanno fagocitando buona parte della nostra informazione.

Non è la curiosità che deve portare alla ricerca e allo studio delle fonti e non solo quelle iniziali, ma l’onesta consapevolezza che la storia non inizia e non si conclude con ciascuna di noi, e che siamo parte di una grande comunità, che ha preparato il nostro oggi e che ci ha consegnato il «testimone» della coscienza collettiva.

Per passarlo a nostra volta!

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