Elementi di umanità

Facendo memoria di san Vincenzo Grossi nel giorno della sua nascita al Cielo ci soffermiamo su una sua caratteristica che nel tempo abbiamo trascurato.

Tra le numerose doti che il vescovo Bonomelli intravede in don Vincenzo e che prima scrive nelle sue Note personali e più avanti riprende in una lettera inviata allo stesso per convincerlo ad assumere una parrocchia impegnativa, c’è quella di «istruito».

Detto da Bonomelli che aveva frequentato l’Università Pontificia della Gregoriana e che non si faceva riserve a dichiarare qualche prete un «ignorante», quello che dice di don Vincenzo non è un complimento da salotto, ma un riconoscimento attendibile.

Eppure tutta l’agiografia di don Vincenzo si è attardata sulle  sue virtù morali. Noi, sue figlie spirituali, ne abbiamo fatto un modello di umiltà, di povertà, di fedeltà al servizio, di generosità…, ma abbiamo sorvolato che fosse istruito! Forse sotto l’effetto di un retaggio che considerava lo studio culla della superbia. E anche quando citiamo la sua predicazione ci soffermiamo solo sulle pagine con contenuto morale o spirituale.

Istruito non solo perché aveva seguito lodevolmente i corsi di studio previsti, ma perché le sue frequentazioni nascevano dalla necessità dell’approfondimento teologico, pastorale e anche ecclesiale-politico. Quest’ultimo è confermato dalle ricerche e dalle sintesi che si trovano tra i suoi manoscritti.

Frequentava un circolo teologico della sua zona, coltivava l’amicizia con don Mazza, di famiglia borghese e con una tradizione di illustri prelati studiosi, era assiduo nella canonica di don Pietro Trabattoni, promotore dei movimenti sociali contadini nella bassa lodigiana, si incontrava frequentemente con don Corbari, giornalista incisivo.

Istruito non solo per svolgere il suo ministero di predicatore, ma anche per essere interprete aggiornato e fedele del suo tempo e degli avvenimenti che lo attraversavano. Non assetato di cronaca ma proteso alla interpretazione storica, di fede e pastorale dello scenario a lui contemporaneo.

Le coordinate del suo essere «istruito» non si limitavano, infatti, allo studio personale, ma si allargavano al confronto, all’ascolto, alla ricerca, all’interessamento. Se Bonomelli non si è risparmiato di indirizzare a don Vincenzo qualche epiteto a motivo del suo aspetto poco «parigino», lo ha generosamente rivestito della sua stima e del suo apprezzamento perché era un «prete istruito».

In tempi di evidente «contenimento» delle presenze religiose, questa dote di don Vincenzo è per noi una chiamata non a valutare catastroficamente l’incalzare delle situazioni ma a scoprire in esse, attraverso la ricerca, l’approfondimento, lo studio, il confronto, i germi di vita nascosti per prendercene cura.

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